In Amore e Guerra

 

Story by gelfling21

Written by gelfling21

Directed by CN Winters and Susan Carr

Produced by CN Winters and Susan Carr

Sound Director: Steff

Editing by: Kate

Art direction by: Chris Cook

Artists: Chris Cook, David Zahir, Cynthia Taz, CN Winters

 

TEASER:

Est.

Interstate 80, quasi deserta

Nevada

 

Deserto del Nevada. Gennaio 2000

Il camionista tolse una mano dal volante per stropicciarsi gli occhi. Il deserto del Nevada era nero come l’inchiostro in alcuni punti. Persino con gli abbaglianti accesi, la sua vastità pareva inghiottire le luci, risucchiandole in un cratere di oblio. Poteva a stento vedere quel che aveva davanti a sé, e nulla di ciò che era ai lati. L’immensa cappa di nubi sull’orizzonte copriva la luna e le stelle.

L’unico indizio che si trovasse ancora sulla strada gli veniva dai due bassi terrapieni che fiancheggiavano l’asfalto e dalle luci di coda dell’auto davanti a lui. Era felice di avere compagnia, anche a distanza.

L’altro guidatore andava di fretta, a quanto pareva, e lo distanziò sempre più, finché le luci scomparvero in lontananza, inghiottite dall’oscurità.

Il baracchino gracchiò all’improvviso, facendolo trasalire. Alzò gli occhi al cielo quando sentì la voce dello spedizioniere che lo chiamava.

“Rob? Il cliente chiede lo stato della consegna. Qual è la tua posizione?”

Invece di rispondere, accese il lettore CD e girò la rotella del volume fino a sommergere il rumore del baracchino. Poi cambiò marcia grattando e spinse giù la tavoletta dell’acceleratore.

“Promise me son not to do the things I’ve done
Walk away from trouble if you can
It won’t mean you’re weak if you turn the other cheek
I hope you’re old enough to understand
Son, you don’t have to fight to be a man.”

(“Promettimi figliolo che non farai i miei stessi errori

Sta’ lontano dai guai se puoi

Non vuol dire che sei un debole se porgi l’altra guancia

Spero che tu sia grande abbastanza da capire

Figlio mio, non devi combattere per essere un uomo.”)

Cantava assieme al CD, e uno sbadiglio gli scappò a metà ritornello. L’autoarticolato proseguì, guadagnando velocità.

Est.

Interstate 80, quasi deserta

Nevada

Davanti, in lontananza, un furgone senza contrassegni era fermo a lato della strada. Un uomo vestito in abiti militari, con il nome Sgt. Donnelly scritto sulla targhetta posta sul taschino, se ne stava appoggiato allo sportello del lato del passeggero.

“Che diavolo stai facendo là fuori? Il colonnello vuole che il prigioniero sia al campo per le 8:00 e siamo già con un’ora di ritardo. Muovi le chiappe, soldato,” gridò Donnelly nell’oscurità.

Rabbrividì appena all’aria frizzante della notte: “Andiamo, andiamo,” disse sottovoce. Prese una lunga boccata dalla sigaretta, ed espirò lentamente. Guardò da un lato e poi dall’altro, ma non vide nulla. Diete un calcio alla polvere, ma non poté vederla sollevarsi – in realtà non riusciva neppure a vedere la punta del proprio piede, con quel buio.

Fece un altro tiro dalla sigaretta e osservò la punta di essa ardere più viva – un singolo puntino di luce in mezzo al deserto.

Donnelly scosse il capo, come se gli occhi gli stessero giocando un brutto scherzo. Mentre fissava la sigaretta, la punta accesa si divise in due – poi in tre – punti di luce davanti a lui. Due delle luci divennero sempre più grandi, dirigendosi dritte verso di lui.

“Ma che-!” Gettò la sigaretta a terra mentre continuava a guardare l’altro veicolo che procedeva dritto nella sua direzione. Corse attorno al furgone verso il posto di guida, tirando fuori le chiavi dalla tasca. Le sentì scivolargli tra le dita e poi cadere a terra, mentre l’altro veicolo continuava a corrergli incontro sul lato sbagliato della strada.

“Dannazione!” Donnelly si gettò sulle ginocchia e cominciò a tastare la terra attorno alla ricerca delle chiavi. Appena toccò il metallo raccolse le chiavi, i granelli di sabbia che gli si infilavano sotto le unghie. Spalancò lo sportello e saltò dentro. “Forza, forza, forza…”

I due fari incombevano, venendogli dritti addosso. Riusciva a sentire il rombo dell’altro motore – appena, ma si faceva sempre più forte. Troppo forte. Donnelly fece l’unica cosa che gli riuscì di pensare per avvertire l’altro guidatore della sua presenza. Tenne premuta la mano sinistra sul clacson mentre con la destra continuava ad armeggiare con le chiavi.

Lontano su una duna, il soldato Mattick stava terminando la sua risposta alla chiamata di Madre Natura.

“Arrivo, arrivo,” mugugnò al suono del clacson. “Uno non può nemmeno andare a far pipì, nell’esercito,” mormorò.

La chiave di Donnelly trovò l’innesto e il furgone si mise in moto al primo tentativo. L’uomo spinse giù l’acceleratore e girò bruscamente il volante verso destra mentre gli abbaglianti lo accecavano. Il furgone scattò ma fu comunque troppo tardi.

“Oh Cristo,” disse piano Donnelly. Fu la sua ultima preghiera prima di sentire il metallo accartocciato perforargli le costole.

Il soldato Mattick sentì come il suono di una lattina accartocciata, l’inconfondibile scricchiolio del metallo che si torce. Tirò su la lampo, corse oltre la duna e vide il muso del furgone praticamente strappato via, tra le luci di un altro veicolo. Il sergente Donnelly era accasciato sul volante. Mattick corse verso di lui e verso i due grossi uomini che erano accanto allo sportello aperto del furgone.

“Ohmiodio!,” disse Mattick: “Che è successo?”

“Va tutto bene,” gli disse uno degli sconosciuti, calmo.

Mattick si avvicinò rapidamente a Donnelly. Era ricoperto di sangue, e aveva le costole squarciate. Mattick tremante lo spinse indietro. C’era del sangue sulla sua fronte. E un piccolo foro. Un foro di proiettile. Prima che Mattick potesse reagire due spari attutiti da un silenziatore tagliarono l’aria, e Mattick cadde, senza vita, addosso a Donnelly.

I due sconosciuti fecero ritorno al loro furgone. Pochi istanti dopo, un motore rombò e una moto con sidecar schizzò fuori da una rampa posta sul retro del loro veicolo. Procedettero fino al retro del furgone della polizia militare e ruppero il lucchetto. Illuminando con una torcia l’interno, annunciarono semplicemente: “È stata richiesta la sua presenza.”

Aiutarono il prigioniero ancora scosso, che non fece alcuna resistenza, a montare nel sidecar. Poi i due uomini spinsero entrambi i furgoni in mezzo all’autostrada. In pochi minuti stavano già sfrecciando via.

Int.

Abitacolo del camion – pochi istanti dopo

Nevada

Cercando di guadagnare tempo, il camionista percorreva veloce l’autostrada sulla sua autobotte. Fece una curva e si trovò faccia a faccia con due grossi furgoni gli sbarravano la strada. Schiacciò violentemente il freno e cercò di far piegare il veicolo per fermarlo. Rovinò duramente addosso allo sportello quando l’autobotte cominciò a slittare su un fianco, i granelli di asfalto che rimbalzavo sulla carrozzeria. Il suono delle chitarre sul CD accompagnava lo stridere delle ruote e il metallico stridio dei freni.

Il guidatore non ebbe il tempo di gridare.

Una sfera di fuoco avvampò al fragore di un’esplosione, illuminando il cielo del deserto. Il frastuono e l’onda di calore raggiunsero i tre uomini che si allontanavano a tutta velocità sulla moto. Solo l’uomo sul sidecar si voltò appena indietro.

Est.

Interstate 80 – mattina

Nevada

 

Una squadra di soldati in borghese stavano effettuando i rilevamenti sui rottami dell’incidente, raccogliendo le prove, e un ufficiale di alto grado faceva da spettatore. Un soldato si diresse verso di lui e gli fece il saluto.

“Agente Davis,” disse il generale ignorando il saluto. Continuò a guardare la squadra di ricognizione.

“Donnelly e il soldato semplice Mattick sono morti, generale. Sono rimasti gravemente ustionati. Non riusciamo a trovare il conducente dell’altro furgone. E il camionista è completamente carbonizzato, signore.”

“Cosa mi dici del prigioniero?” chiese il generale, ancora intento a fissare con espressione impassibile il lavoro di ricognizione.

“Manca all’appello, signore,” disse loro.

“A chi appartiene l’altro furgone?”

“Non lo sappiamo, signore. Non riusciamo a trovare nessun identificativo. Niente targhe, niente numero di telaio, niente.”

Il generale grugnì e tra loro cadde il silenzio.

Il soldato esitò e poi domandò: “Sospettiamo si tratti di una messa in scena, vero, signore?”

“Abbiamo ogni sospetto possibile, agente Davis.”

“Generale…riguardo ai pompieri e alla polizia locali -.”

“Non sono al corrente di nulla – lasciamo le cose come stanno. Gli abbiamo comunicato che ci sono materiali a rischio e contaminazione ambientale. Staranno alla larga.” Il generale si voltò e guardò in volto il giovane soldato: “Le sto assegnando lavoro ben preciso, agente,” disse senza mezzi termini: “Rivoglio Ethan Rayne!”

“Lo prenderemo, signore. Glielo assicuro.”

Il generale distolse lo sguardo, preoccupato: “Procedi.”

Il sergente fece un breve cenno col capo e dopo il saluto torno al lavoro. Il generale continuò a fissare lontano nello scuro deserto.

 

ATTO I

 

Est.

Quartier generale del Consiglio degli Osservatori

Cleveland

Tempo presente

“Non posso crederci – è troppo figo!” Dawn Summers fece un enorme sorriso quando lei e Giles raggiunsero la facciata del nuovo quartier generale degli Osservatori.

“Oh?” rispose Giles mentre metteva l’auto nel posto macchina, “Pensavo invece che Cleveland sarebbe stata piuttosto moscia dopo Sunnydale, la Bocca dell’Inferno, Glory, la resurrezione di Buffy, l’ira di Willow contro il mondo, e quel piccolo battibecco con il Primo,” scherzò lui.

“Sta dimenticando la cucina di Andrew,” fece eco Dawn.

“ – ma in fondo sono stato uno sciocco a crederlo,” terminò Giles arcigno.

Dawn gli sorrise: “Giles! È così eccitante – nuove Cacciatrici, nuovi Osservatori, un nuovo Consiglio degli Osservatori…”

Si voltò verso di lui. Giles annuiva compiaciuto.

“Nuova auto…” soggiunse lei maliziosamente.

“Ah. Sì,” si illuminò Giles: “E’ stata una scelta piuttosto felice, credo. Vuoi che ti porti a fare un giro del posto?”

“Sicuro, ma più tardi. Voglio davvero vedere Willow.”

“Ma certo. So che anche lei è molto impaziente di vederti.”

Giles uscì dalla vettura e aprì il portabagagli. Dawn gli si avvicinò mentre tirava fuori le valige di lei.

“Giles ...”

“Sì, Dawn... “

“Io - ” lo fissò, con la bocca ancora aperta. Lui attese, ma tutto quel che fece lei fu sorridere con aria incerta: “Credo che mi divertirò un sacco…” annuì in modo impacciato, “…qui…” la sua testa continuava ad annuire, “…assieme a voialtri.”

Giles la guardò con aria interrogativa. Le alzò le spalle e raccolse una delle valige.

“Permettimi,” le disse lui e prese la valigia dalla sua mano. Assieme si diressero verso l’ingresso dell’edificio.

Int.

Stanza della Congrega di Willow – In quello stesso momento

Cinque studenti guardavano a bocca aperta un’enorme fiamma che divampava sul libro di incantesimi di Willow. Lei si precipitò a buttare un altro pesante libro su di essa, smorzandola.

“Non sarebbe stato più semplice dire ‘fuego via’ o una cosa del genere?” disse scherzosamente una degli studenti.

“È sempre la cosa più semplice ricorrere alla magia – specie per contrastare la magia stessa,” rispose Willow alla ragazza: “Ma non necessariamente è la migliore.”

“Basta che serva allo scopo,” disse Kennedy entrando.

Willow la guardò e poi sorrise: “È esattamente quello che pensavo un tempo anch’io,” rispose: “Ma ne parleremo meglio domani.”

Willow guardò il giovane di sedici anni, che aveva un cespuglio di scuri capelli dritti in testa e un’espressione cupa abbinata ai primi, il cui incantesimo era responsabile del piccolo incendio.

“Mi spiace,” alzò le spalle imbarazzato.

“È tutto okay, Jeffrey,” sospirò Willow dall’altro lato dei libri fumanti sulla sua cattedra. “Ma, come punto di riferimento per il futuro, direi che quella era un po’ troppa energia per una ‘accensione di candela senza fiammiferi’. Se la prova fosse stata ‘dare fuoco a un libro’ però, ti saresti preso 10 e lode,” soggiunse.

“Devi lavorarci su H.P.,” lo prese in giro una delle altre studentesse, facendo notare la sua somiglianza ad Harry Potter. Le altre due ragazze della classe ridacchiavano mentre Willow sollevava il libro di sopra e guardava sotto di esso. Tutti e due i libri erano un po’ bruciacchiati ma non distrutti.

“Ne verrai a capo,” gli disse Willow. “Bene, oggi concluderemo prima la lezione perché -.”

“Hai paura che Jeff dia fuoco all’intera classe?” domandò Rick, l’unico altro ragazzo del gruppo.

Willow trattenne un sorriso: “No, ho una visita di familiari da fuori città,” disse loro. “E avete già tutti i vostri compiti assegnati, quindi ci vediamo domani.”

Tutta insieme la classe uscì e Willow prese in mani il libro ancora fumante. “Grazie alla dea, lo spruzzatore dell’allarme antincendio non è partito, stavolta,” disse mentre Vi e Kennedy venivano accanto alla sua cattedra, divertite.

Una certa confusione scoppiò in corridoio, seguita da una cacofonia di saluti eccitati: “Qualcuno è venuto a trovarti.” Willow alzò lo sguardo al suono della voce di Giles, vedendolo entrare assieme a Dawn.

DAWN CLIP: “Willow.”

“Dawnie!”

Willow la raggiunse e si fermò, realizzando che Dawn si era trasformata da allampanata adolescente in una bella giovane donna.

D’improvviso le due si abbracciarono, i loro volti raggianti. Giles le stette a guardare, senza accorgersi del sorriso sul proprio volto. Fece cenno a Vi e a Kennedy di seguirlo, per dare a Willow e Dawn la possibilità di stare assieme da sole.

“Dawnie, Dawnie, hai un aspetto magnifico! Sono così contenta che tu sia qui!”

“Già, anch’io!” Dawn l’abbracciò di nuovo.

“Oh dei, mi sei mancata.”

“Anche tu mi sei mancata,” disse Dawn, con gli occhi chiusi e la testa poggiata sulla spalla di Willow.

Willow ruppe l’abbraccio e trattenne Dawn per le braccia. “Credo che tu sia cresciuta. Vorrei solo che anche Buffy fosse qui.”

Dawn parve esitare nel dichiararsi d’accordo.

“Uh oh,” Willow sospirò: “Che è successo adesso?”

Dawn esitò e distolse lo sguardo: “Niente,” rispose Dawn dopo una breve pausa: “Ma – tutto questo tempo libero sta diventando difficile da – gestire.

“Come mai?” la incitò Willow: “Cioè, pensavo che voi due aspettaste con ansia qualche momento di ‘non-devo-uccidere-vampiri-combattere-demoni-salvare-il-mondo’ da trascorrere assieme…”

“Essere la sorella de LA Cacciatrice era dura,” disse Dawn aggrottando la fronte: “Ma essere la sorella della Cacciatrice IN PENSIONE è – beh, è più tosta.”

“Ma avete la possibilità di stringere un legame più profondo, giusto?” chiese Willow, speranzosa.

Dawn sospirò: “Sicuro. Il legame è bello grosso,” disse innocentemente.

Willow strabuzzò gli occhi e soffocò una risata.

Rendendosi conto di come le era uscita la frase Dawn sorrise: “Oh cavoli, lasciamo perdere le malignate,” disse dando un colpetto al braccio di Willow: “Naa, il punto è che ho bisogno di una pausa dagli interminabili ‘dove vai, con chi vai, che fai, a che ora finisci, e non ti metterai quella cosa ora che vai, vero?’.”

Willow stava per dire qualcosa, ma poi si fermò: “Beh…” riprese, “Questa è la tua pausa per il Ringraziamento. Quindi, mettiti comoda e rilassati, sorellina, come direbbe Faith.”

“Faith. Per un attimo avevo dimenticato che è qui.”

“In realtà, non c’è,” disse Willow: “Lei e Robin sono in viaggio. Abbiamo avuto altri due avvistamenti di Cacciatrici e quindi sono andati a reclutarle. E abbiamo anche un nuovo Osservatore, che al momento non è qui. Si chiama Rowena Allister. Adesso è in Nuova Scozia per le vacanze – sai, per stare un po’ con la famiglia. Ero un po’ invidiosa, ma poi ho ricevuto la chiamata di Buffy che mi chiedeva se potevi trascorrere il giorno del Ringraziamento qui e, beh…ora sei qui…e penso che ti piacerà questo posto.”

Non vedo l’ora,” disse Dawn.

“Okay, allora, cominceremo con la tua camera.”

Willow prese i suoi libri con un braccio e fece passare l’altro attorno alla vita di Dawn. Dawn fece lo stesso con lei e insieme uscirono dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle.

Pochi istanti dopo, lo spruzzatore antincendio scattò, facendo piovere acqua sui banchi e sul pavimento.

Int.

Un ufficio lussuoso – Tempo presente

Londra

“Sì, sì, è stato un buon lavoro. Ben fatto, a quanto dicono tutti! Alla tua salvezza e a quella dell’Organizzazione!”

Sir Cyril Rodham alzò il bicchiere rivolto al suo ospite e bevve il suo drink tutto d’un sorso. Con aria indifferente, se ne versò un altro.

Dall’altra parte della stanza scura, Ethan Rayne bevve appena un goccio del suo scotch. I suoi occhi si allontanarono da Rodham per un istante, guardando un paio di graziose gambe che sporgevano da un angolo della stanza. La loro proprietaria rimaneva nascosta alla vista, sedendo nell’ombra.

“Ora lascia che ti dica del tuo prossimo incarico per l’Organizzazione,” disse rapidamente Rodham: “Credo che ti divertirà enormemente. Beh, forse non quanto ti sei divertito con il lavoro in Austria, ma almeno quanto in Beijing, te l’assicuro. E ho anche una piacevolissima sorpresa per te,” disse Rodham allegramente: “Avrai anche un assistente in questo incarico. Qualcuno pieno di risorse e anche piuttosto attraente-.”

“Lavoro da solo.” Il tono di Ethan era così piatto e definitivo che il sorriso di Rodham scomparve completamente.

“Ti assicuro,” disse Rodham. “Che verrai messo in quadra con una giovane donna di talento considerevole e–.”

“Non mi frega se mi metti in coppia con David Copperfield in sottoveste rosa. Lavoro da solo.”

“Mi sembra che tu non mi stia capendo,” Rodham sorrise in modo sgradevole: “Ti stiamo offrendo un compenso notevole per questo incarico.”

Rodham vide gli occhi dello stregone attraversati da un lampo d’ira.

“Non sono un uomo in vendita,” ribatté Ethan, e poi si arrestò. “In realtà lo sono. Ma i miei metodi non lasciano spazio ad ‘assistenti’.”

“Per stavolta lavorerai con un’assistente,” proseguì Rodham. “O devo ricordarti che abbiamo salvato la tua disgraziata esistenza e che avremmo potuto altrettanto facilmente porvi fine, come è capitato a tutti gli altri là in quel deserto in America. Ricordati chi è che ti ha salvato dalle grinfie dell’Iniziativa, Ethan, e chi ti ci potrebbe rispedire.”

Ethan si trattenne per un istante, meditando sulle sue possibilità. Poi si rilassò e scoppiò a ridere all’improvviso e fragorosamente.

“Bene, ci sto. Ma non risponderò della sua vita.”

Sir Cyril stette a guardare Ethan che buttava giù il suo drink e lanciava uno sguardo alla donna in ombra nell’angolo. Poi Ethan riportò lo sguardo su di lui fermamente, senza alcuna paura.

“Lei è proprio un uomo d’affari, Cyril. Mi parli di questo incarico e della mia…‘aiutante’.”

“Vieni qui, mia cara,” disse Rodham con un sorriso di vittoria privo di gioia.

Una giovane donna dal corpo flessuoso, dal viso aggraziato e dai capelli rossi emerse dall’ombra. Si mise accanto a Rodham e lui le prese la mano.

“Ethan Rayne, le presento la signorina Amy Madison.”

Int.

Boeing 747

Aereoporto di Heathrow, Londra

Mattina presto

“Benvenuti sul volo 923 della Patriot Airlines diretto a Cleveland, Ohio, con scalo a Washington, D.C. Vorrei ora portare la vostra attenzione sul personale di volo che vi mostrerà le misure di sicurezza…”

“La prego.” Disse Ethan con fare suadente.

Sollevò il bagaglio di Amy e lo sistemò nel compartimento sopra i sedili, con un certo sforzo, dato il peso.

“Ma che cos’ha qui dentro, tutte le diciassette stesure di ‘Anna Karenina’ e in più una poltrona per mettercisi sopra a leggere?”

Amy fece ad Ethan un sorriso falso, e una lieve e vuota risata.

“No,” gli rispose. “Solo alcune cose per gli incantesimi.” Si allungò poi e prese una rivista dalla tasca del sedile davanti e incominciò a sfogliarla.

Ethan le sorrise. Poi finì di sistemare la borsa nel compartimento sopra i sedili. Mentre finiva di metterla su, la zip si aprì e un oggetto uscì dalla borsa, finendo a terra tra i suoi piedi.

Si chinò e lo raccolse. Era uno strano oggetto – rivestito di nickel, circolare e aperto; nient’altro che una struttura di metallo dalla forma di una ruota, non più grande di venti centimetri di diametro.

“Questo cos’è?” chiese lui, sinceramente sorpreso: “Un nuovo tipo di congegno magico?”

“Me lo dia!” scattò Amy.

“O forse una specie di – giocattolino erotico…?”

“La prego,” disse lei più calma.

“Ma cosa diavolo è – oh!” L’espressione di Ethan mutò da interrogativa a sorpresa a divertita: “So che cos’è,” disse, gli angoli della bocca che gli si arricciavano in un sorriso: “Ma a cosa le serve? A invocare l’aiuto del Dio dei Demoni Criceti, in caso venisse attaccata da un cespo di insalata?”

“Me lo ridia e basta!” disse Amy a denti stretti, e poi strinse la ruota.

“Oh, la prego, non mi dica che si è portata dietro un roditore!” disse Ethan.

Amy si limitò a fissarlo.

All’improvviso Ethan scoppiò a ridere, rendendosi conto di averla messa in difficoltà. In quel momento, Amy gli strappò la ruota di mano. La fece cadere nella sua borsetta.

“È un oggetto personale. Non mi chieda mai nulla in merito,” lo ammonì. Poi, più calma, “Non capirebbe.”

“Né vorrei capire,” rispose Ethan.

“Signore, la prego di restare seduto,” disse una hostess alle sue spalle.

Egli si mise a sedere, allacciandosi la cintura. “Che modo ridicolo di viaggiare,” mormorò. “Potevamo essere già lì se ci fossimo teletrasportati…”


“Cyril voleva che ci conoscessimo meglio,” disse Amy. “Pensava che il volo sarebbe stata una buona occasione.”

“Mia cara signorina Madigan – “

“Madison.”

“ – ci conosciamo già. Ci siamo conosciuti nell’ufficio di Cyril, dove sono stato messo a parte del suo ruolo nel mio lavoro – ”

“Il nostro lav – ”

“ – e delle sue potenzialità di neofita. Adesso, se non le dispiace, sono un po’ stanco e vorrei piuttosto cogliere l’ ‘occasione’ di riposare.”

“Sì che mi dispiace,” disse lei. “E altrettanto dispiacerebbe a Cyril. Dovremmo discutere del lavoro.”

“Perché? Non sa già di cosa si tratta?”

“Io – Certo che sì.”

“E allora non c’è bisogno di discuterne oltre.”

“Ma non ne abbiamo parlato per nulla!”

“Esattamente.”

“Ascolti, Cyril vuole che - ” disse lei.


“So bene cosa vuole Cyril, mia cara. E so bene anche come arrivarci. Quindi suggerisco che lei faccia semplicemente quello che le è stato chiesto di fare così da concludere la questione – e il nostro rapporto – in breve tempo.”

“Posso farle una domanda?” chiese Amy.

“Se proprio deve.”

“È da tanto che si sente minacciato dalle donne?”

“Cara, non sono minacciato da nessuna donna; solo da donne che per prime si sentono minacciate dalla compagnia di un uomo.”

“Nessun problema allora,” ribatté Amy.

Ethan la guardò di traverso: “Non ho niente da dimostrare,” disse con sufficienza. “Né come uomo, né come mago.”

“Magari Cyril non sarebbe d’accordo.”

Ethan si voltò e la guardò freddamente: “Forse. Eppure ho notato che ha alzato il mio compenso perché la portassi con me. Cosa le suggerisce questo?”

“Suggerisce che forse farebbe meglio a collaborare, così che non riferisca niente di male su di lei quando torneremo. Anche lei non desidera deludere Cyril e l’Organizzazione,” disse lei.

“Oh mamma mia. Cosa vuole sapere sul nostro lavoro?”

“Dragonspear Associates – sono dei grossi imprenditori, giusto?”

“Giusto.”

“E vogliono aprire un centro di intrattenimento a Cleveland, giusto?” chiese lei.

“Sì. L’opinione pubblica è contro di loro, tuttavia. Troppi centri commerciali, problemi di traffico, chiusura dei piccoli negozi, dislocamento delle famiglie, tasse sui terreni e problemi ambientali – tutte queste cose stanno portando il Consiglio Municipale e la Giunta verso un voto di rifiuto per la proposta, facendo sì che la Dragonspear si ritrovi incapace di imporsi a Cleveland.”

“E quindi noi dovremmo influenzare il Consiglio cittadino – ”

“Mia cara, non dobbiamo per nulla influenzarli. Dobbiamo piegarli al nostro volere. Quando saremo arrivati, mi aiuterai a fare una magia che costringa il Consiglio Municipale e la Giunta a far passare qualsiasi proposta della Dragonspear Associates – e non soltanto questo complesso. La Dragonspear ha molti altri piccoli interessi nell’area di Cleveland. Se l’incantesimo funziona – e funzionerà – potrebbero esserci in futuro molti altri incantesimi del genere in altre città – New York, Los Angeles, Washington, Londra, Tokyo, Hong Kong – tanto per dirne qualcuna. Ma per ora occupiamoci di Cleveland. ”

“Come pensa che riuscirà a fare una magia tanto potente?” domandò lei.

“Questo è un mio problema. Lei faccia solo quello che le dico e nessuno di noi due dovrà riferire nulla di male a Cyril Rodham.”

Amy si voltò e si mise a fissare davanti a sé. Rimase così per qualche momento.

Ethan chiuse gli occhi e si rilassò.

“Signor Rayne,” riprese Amy più piano.

Ethan arpì gli occhi: “Oh, cavolo, mi chiami Ethan.”

“Ethan. Ti prego, chiamami Amy.”

Ethan alzò gli occhi al cielo, ma Amy contenne l’emozione nella voce e nell’espressione.

“Ethan – ti ringrazio. Io... apprezzo molto questa opportunità di lavorare con qualcuno del tuo calib –”

“Mia cara – Amy. Impara da chi ti è superiore. Fa’ quello che fa lui. Fallo cadere in discredito se devi, e approfitta di lui appena puoi. Ma mai – mai – devi ringraziarlo. È un segno di debolezza. E la debolezza è ciò che ti ucciderà.”

Ethan si rigirò nel suo posto dando le spalle alla strega. Chiuse gli occhi e cercò di addormentarsi.

Amy liberò un sospiro colmo di rabbia. Prese a tamburellare con i piedi e a sfogliare di nuovo, con impazienza, la rivista.

Proprio in quel momento le venne in mente qualcosa, e si allungò per prendere la ruota color argento dalla borsetta. Infilò entrambi gli indici nelle fessure e iniziò a farla girare con le altre dita, davanti agli occhi. Incominciò a fissare intensamente le asticelle che passavano una dopo l’altra, sempre più veloci. Alla fine, il suo respiro si calmò e si fece regolare e le sue spalle si rilassarono.

Int.

Congrega di Willow – Più tardi quello stesso giorno

Le scarpe da ginnastica di Giles erano davanti agli occhi di Willow, mentre teneva ferma la scala.

“Riesce a vedere qualcosa?” domandò lei.

“Vedo una gran quantità di cose,” echeggiò la sua voce da un qualche punto sopra al soffitto. “Disgraziatamente, non ho la più pallida idea di che cosa siano.”

Willow alzò lo sguardo verso le gambe e il busto dell’Osservatore, le uniche parti di lui che non erano dentro alla soffitta.

“Beh, dev’esserci qualcosa là sopra che somigli ad un tubo dell’acqua…” rispose lei: “Quell’acqua non può venire dal nulla,” mormorò sollevando un piede dalla pozza in cui stava. “Forse dovremmo chiamare un idraulico,” suggerì con il tono di chi l’ha già detto un’infinità di volte.

“Non ha senso. Abbiamo sconfitto demoni, vampiri, un dio e il Primo,” rispose Giles indignato da sopra al soffitto: “E possiamo di certo aggiustare anche una perdita senza chiamare rinforzi.”

Un improvviso tonfo metallico seguito da un dolorante “Ow!” fecero aguzzare lo sguardo di Willow verso l’alto: “Tutto bene?”

“Sì, sì, piuttosto bene. Credo di aver trovato il guasto.”

“Sia lode a Gaia,” disse Willow, alzando gli occhi al cielo.

Dopo qualche istante sentì Giles urlarle: “Là. Credo di averlo aggiustato. Sì. Sì, così dovrebbe andare, ne sono certo.”

Willow fece un passo indietro mentre Giles scendeva qualche piolo della scala. Rimise a posto il grosso pannello del soffitto e ridiscese il resto della scala. Sospirò, soddisfatto, e si strofinò le mani su un panno sporco.

Willow cercò di nascondere un sorriso, ma le sfuggì una risatina appena lo vide.

“Sì, beh,” disse lui aggrottando la fronte: “A quanto pare suscito spesso quella reazione, dopo una virile prestazione da - ”

“Non è per quello,” fece lei. “I suoi capelli sono tutti appiccicati. E la sua faccia è tutta – beh, tutta imbrattata. Voglio dire, in tanti anni passati a combattere corpo a corpo contro demoni e vampiri non ha mai neppure sfilacciato i suoi tweed. E dopo cinque minuti passati dentro a un soffitto ad aggiustare un tubo pare che sia stato spedito in una dimensione infernale. Due volte.”

Giles trattenne un sorriso e si tolse gli occhiali, cominciando a pulirli con lo straccio.

“Beh, vedi,” le disse: “Non c’è nulla di male a fare un po’ di lavoro manuale ogni tanto. Fa bene sporcarsi qualche volta le mani.”

Si rimise gli occhiali. Le lenti erano del tutto coperto di grasso nerastro.

“Per tutti i diavoli!”

“Forza, mister Dura Giornata di Lavoro,” fece lei, “ho un buon rimedio per quella sporcizia. Un po’ di sapone. Un po’ d’acqua…” poi sorrise “…e magari un po’ di whisky.”

Giles fece ‘ah’ con le labbra e seguì Willow fuori della classe, chiudendosi la porta alle spalle. Dopo pochi istanti, la porta si aprì di nuovo e la testa di Giles spuntò all’interno. Guardò in alto verso lo spruzzatore. Soddisfatto che tutto andasse bene, richiuse la porta.

Un istante dopo, lo spruzzatore scattò e l’acqua piovve un’altra volta all’interno dell’aula.

Est.

Parco cittadino – Più tardi quello stesso pomeriggio

Dawn inspirò profondamente l’aria fredda, pungente, mentre lei e Giles passeggiavano in tutta tranquillità.

Giles la guardò con la coda dell’occhio, come se sapesse che qualcosa non quadrava.

Percependo lo sguardo di Giles su di sé, Dawn parlò.

“Grazie per essere venuto a fare una passeggiata assieme a me, Giles. So che era occupato a sistemare il quartier generale.”

Giles annuì: “Non sono sicuro che sistemare sia il termine appropriato.”

Dawn parve non sentirlo: “E grazie per aver permesso che venissi a farvi visita per le vacanze.”

“Lo sai che per noi è un piacere, anche se non riesco ad immaginare Cleveland come meta di vacanza, considerando la Bocca dell’Inferno e tuto il resto.”

“Ehi,” rispose Dawn, sorridendogli: “Sono cresciuta su una Bocca dell’Inferno…parte del mio bagaglio di esperienze, ricorda? E poi, qui c’è lei, e c’è Willow.” Il suo sorriso scomparve: “Mi siete mancati tanto e…”

Dawn si interruppe, chinando il capo e rallentando un po’ il passo.

Giles la guardò dritta in viso. Continuò a guardarla per qualche passo. Alla fine lei alzò la testa e guardò nei suoi occhi verdi.

“Dawn? Che cosa c’è? Problemi con Buffy? Lei sta bene? ”

“Buffy? Sì, lei sta benissimo.” Disse Dawn con una smorfia e si ficcò le mani nelle tasche del cappotto. “La mia comprensiva sorella che capisce tutti tranne me.”

Giles rallentò un momento il passo, e poi riprese il normale ritmo della loro passeggiata. “State litigando?” chiese lui, con un sorriso comprensivo: “Più del solito, voglio dire?”

“Non esattamente.” Dawn sospirò pesantemente. È che lei si rifiuta di parlare con me dei…miei…interessi amorosi.”

“Un interesse amoroso? Non un altro vampiro, spero!”

“No, Skye.” Dawn esitò. “La mia – ” cercò la giusta parola; ce n’era una soltanto: “ – ragazza.”

Ci vollero alcuni passi prima che Dawn si rendesse conto di non avere più Giles accanto. Si voltò e lo vide lì in piedi che si puliva accanitamente gli occhiali. Il suo viso non aveva più il colorito rubicondo dato dallo stare all’aperto, ma il vivace rossore dell’imbarazzo.

Alzò gli occhi verso di lei, una volta, poi due, e vide gli occhi spalancati e speranzosi di lei: “Oh,” disse infine: “Sì. Bene. Capisco.”

“Giles? Giles, è sconvolto?”

“Cosa? No. no, per nulla.” E per dimostrarlo, si rimise gli occhiali. “Sono solo un po’ sorpreso, tutto qua.”

“Sorpreso che io abbia una ragazza?”

“Certo che no!” Si maledì per aver risposto troppo in fretta. “Okay, forse un pochino,” ammise. Il suo commento rimase sospeso nell’aria: “È solo che credevo che ti piacessero i ragazzi. E mi sono sbagliato. Tuttavia, sono preoccupato del fatto che Buffy non voglia parlare con te di…Skye, hai detto?”

Dawn annuì.

“È proprio Skye a costituire un problema per Buffy o è il fatto che…sia una ragazza? Perché è una ragazza, vero? Ha la tua età?”

Dawn sorrise percependo la preoccupazione nella voce di Giles: “È una studentessa più grande della mia scuola, e sì, è perché Skye è una lei e non un lui.” Dawn si voltò e guardò verso il boschetto di alberi lì vicino. DAWN CLIP: “È cambiato tutto per me adesso. Non riesco a capirlo, Giles. Accetta perfettamente Willow: perché allora con me non ci vuole parlare?

“Ne hai parlato con Willow? Magari potrebbe – ”

Dawn scosse il capo: “Non ancora. Se avessi potuto ne avrei parlato con Tara ma – con i voli di fantasia non si va da nessuna parte, no?”

Lo guardò.

“Comunque, Willow si comporterà da Willow. L’accetterà così com’è. Però il problema è più per Buffy. Cioè, io mi sento a posto. Lei no.”

“Beh, continuo a pensare che Willow possa esserti d’aiuto. Anche la sua dichiarazione con Buffy è stata molto meno che perfetta.” Vide che Dawn stava per interromperlo: “Sì, Buffy più tardi l’ha accettato, ma era un po’ sconcertata all’inizio…ha avuto bisogno di tempo. Quanto è passato da quando glielo hai detto?”

“In effetti non gliel’ho detto. È tornata a casa prima un pomeriggio, la settimana scorsa, e…” Stavolta fu Dawn ad arrossire.

Giles si tolse di nuovo gli occhiali e pulì le lenti fino quasi a farle scomparire.

“Sì, capisco,” sospirò. È stato un po’ uno shock per lei allora, non credi? È probabile che le serva ancora un po’ di tempo. Vuoi che le parli?”

“Sì. Non lo so. Forse…penso che la ascolterà, Giles. E anche se magari non lo ammette, Buffy rispetta molto le sue esperienze di vita vissuta.”

“Sì, beh, non sono poi certo che le mie esperienze ‘vissute’ siano qualcosa di cui dovrei parlare a Buffy…”

“Non parlo di cose di sesso, Giles.”

“Oh...” Giles serrò le labbra e scrollò la testa da una parte.

“Ascolti, non posso dire di essere gay,” proseguì Dawn: “Solo che non ho intenzione di pormi dei limiti. Willow non l’ha mai fatto e dopo che Buffy è morta – non mi fraintenda, voi tutti eravate lì – ma lei e Tara sono state una famiglia per me. E per quanto riguarda Skye, lei mi piace davvero. Potrebbe essere amore ma…” Dawn si fermò e alzò lo sguardo verso di lui. Sorrise speranzosa: “Forse se parlasse con Buffy potrebbe essermi d’aiuto. Non mi aspetto che metta le cose a posto Giles ma potrebbe farla aprire quanto basta perché io riesca almeno a parlargliene.”

Giles le restituì il sorriso con uno altrettanto dolce: “Vedrò cosa posso fare.”

“Grazie, Giles.” Fece un passo avanti e poi si fermò: “E, per la cronaca, non sono venuta qui per sfogarmi. Volevo davvero venirvi a trovare.”

Giles fece un gran sorriso: “Ci parlerò io.”

Dawn sorrise, Giles si incamminò davanti a lei e lei lo raggiunse. Appena furono l’una accanto all’altro, lui le mise il braccio attorno alle spalle, e i due proseguirono la loro camminata, con i respiri che gli uscivano di bocca in tante nuvolette di vapore.

Int.

Hyatt Regency Hotel, Cleveland – Tardo Pomeriggio

“Era per una stanza per due, signore?”

“Stanza per – certamente no! La giovane…signora…dovrebbe avere una prenotazione a suo nome.”

L’impiegato dell’albergo guardò la coppia – l’uomo più anziano e la giovane, bella ragazza. “Sì, signore,” disse. Guardò sul computer e trovò il nome dell’uomo: Raymond, Edward e poi chiese alla donna il suo nome.

Lei stava per dirgli il suo vero nome – Amy – e lo cambiò svelta mentre lo stava pronunciando: “Adele…” strizzò gli occhi, nel panico, e poi all’improvviso si ricordò: “Maddington.”

Ethan aggrottò la fronte disgustato.

“Le vostre suite sono comunicanti – stanza 412 e 414. Le camere sono pronte. Vi chiamo un fattorino.”

Raggiunsero le loro differenti stanze senza dirsi un’altra parola l’un l’altra, e incominciarono a disfare i bagagli. Ethan tirò subito fuori i suoi vestiti dalla sua unica grossa valigia, appendendoli con cura e carezzandoli con cura con il palmo della mano.

Amy buttò la sua roba alla svelta dentro i cassetti di una credenza, incurante della manica di una delle sue camicie che penzolava di fuori. Andò in bagno e aprì il rubinetto della doccia, poi accese la tv e mise su un canale di musica. Lanciando sguardi nervosi di qua e di là uscì dalla stanza e scivolò lungo il corridoio, tenendosi vicina al muro più distante, diretta verso gli ascensori.

Est.

Cleveland - Giorno

Amy uscì dallo Hyatt Regency ed entrò nell’ Arcade Shopping Center. C’era una massa di gente intenta a fare lo shopping per la festa del Ringraziamento. Si mescolò alla folla e raggiunse un telefono pubblico non lontano dal Regency.

“Salve, qui è l’operatore per le chiamate intercontinentali.”

“Sì, operatore, vorrei fare una chiamata a Londra, a carico del destinatario, a questo numero…”

Int.

Hyatt Regency – In quello stesso momento

Ethan picchiò contro la porta tra la sua stanza e quella di Amy: “Ti ho detto di abbassare quella maledetta radio!” Ascoltò con più attenzione. La doccia era aperta. Fece un pesante sospiro, si tolse i vestiti e incominciò a preparare il bagno anche per sé.

Est.

Centro commerciale – In quello stesso momento

“Sì, Cyril, sono ad una cabina. Sì, abbiamo usato nomi falsi. Adesso cosa vuoi che faccia? Una magia di risveglio…sì…dov’è la Bocca dell’Inferno?” Amy tirò fuori un blocco e una matita dalla borsa e iniziò a scarabocchiarci sopra degli appunti. “Non gli dirò nulla. Non lo saprà mai. Beh…una ragazza vorrà pure far shopping in una grande città, no? Preferirà non venire assieme a me. E allora ne approfitterò per farlo. Va bene. Arrivederci.”

Gli occhi di Amy guardarono in ogni direzione prima di riagganciare. Torno nella sua camera d’albergo al Regency rapida quasi quanto era stata a lasciarla.

Int.

Hyatt Regency – Un attimo più tardi

Quando Ethan uscì dalla vasca, trovò che c’era un messaggio sul suo telefono. Prese il ricevitore e compose il numero della casella vocale. La voce di Amy risuonò dalla registrazione.

“Salve, Eth – cioè…Edward. Sono ‘Adele’.”

“Non scherzare,” rispose Ethan alla voce registrata.

“Pensavo che forse avremmo potuto cenare assieme visto che è la nostra prima serata qui prima di incominciare a lavorare. Potremmo rivedere insieme i nostri programmi per domani. Ti prego richiamami appena senti il messaggio.”

“Merda!” mormorò Ethan e picchiò di nuovo sulla porta comune.

Amy aprì e trasalì guardandolo.

“Oh, scusami,” disse lui con un sorrisetto, mentre tirava su l’unico pezzo di stoffa che lo copriva – un piccolo asciugamano che gli cingeva i fianchi piuttosto in basso – “ma sei stata tu a dirmi di chiamarti appena avessi ricevuto il tuo messaggio. Sarei molto felice di cenare con te – non appena avrò indossato qualcosa.”

Notò che gli occhi di Amy vagavano.

Fece un sorriso sottile: “Oppure potremmo ordinare qualcosa e anche tu potresti toglierti…”

Lei alzò lo sguardo all’istante e vide l’espressione beffarda di lui. Gli lanciò uno sguardo di fuoco e sbatté la porta.

Ethan rise.

Int.

Salotto dell’appartamento di Willow – Quella sera

“Allora, la sorellina dov’è?” domandò il libro di Willow.

“Hmmm?” Willow lo sollevò e guardò da sotto negli occhi di Kennedy. La giovane Cacciatrice se ne stava sdraiata con la testa sul grembo di Willow mentre lei leggeva.

“La sorellina?”

Kennedy buttò le gambe giù dal divano e si mise a sedere. “Hai presente – Summers Seconda.”

“Oh – Dawn.” Willow sorrise. “È andata a letto presto. Tutta l’eccitazione, il viaggio in aereo, andare in giro a vedere la Scuola – alla fine doveva essere sfinita, credo.”

“So... I have you to myself, then.”

“Allora…ti ho tutta per me, quindi.”

“Mi hai sempre tutta per te.”

“Allora facciamo qualcosa. Mi sto annoiando.”

“Oh. Okay. Vuoi che ti racconti di che parla questo libro? È davvero affascinante.”

Lo sguardo privo di interesse sul viso di Kennedy parlava da solo.

“Okay. Brutto. Brutto libro.” Willow diede un colpetto alla copertina e mise il libro sul tavolino: “Beh, allora che ne dici di una partita a scacchi? Non sono brava quanto Giles ma posso essere un’avversaria tremenda –”

“Io non so giocare a scacchi.”

“Beh –Io –Io potrei insegnartelo…potrebbe essere divertente. E sarebbe bello riuscire a vincere almeno una volta. Giles vince sempre.”

“Non mi piaceva giocare a scacchi quando mio padre ha provato ad insegnarmelo, in prima elementare. E sorpresa! – non è cambiato granché da allora. Che ne dici della dama?”

Willow aggrottò la fronte e alzò un sopracciglio, riflettendo: “Perché non andiamo a mangiare qualcosa? Non so tu che ne pensi, ma la cucina di Andrew non è proprio meravigliosa come dice lui. Ho visto un nuovo locale in cui fanno il sushi giù in centro, un paio di giorni fa, che sembra - ”

“Carne morta di pesce crudo? Ti sembro un gabbiano? Che ne dici della cucina italiana? Mi piace il cibo italiano.”

“Beh…la pasta non fa esattamente fare yummm al mio stomaco, ma…la pizza è buona! Una bella pizza col salame e un po’ di vino, qui, davanti al caminetto…ho anche una cassetta che ancora non ho visto, sull’Inquisizione Spagnola: potremmo vederla.”

Kennedy scoppiò a ridere: “Nessuno si aspetta l’Inquisizione Spagnola.”

“Huh?”

“Monty Python? La sedia grossa e la fanatica devozione per il papa? Hai presente? …Okay, mi sa di no. Beh, potremmo guardare quello invece.”

“Um, sì, ma, beh, non sono una gran patita di humor inglese.”

“Oh, per piacere. Ti piace Giles e devi ammettere che a volte è davvero divertente.”

Willow fece spallucce: “Beh, non è molto inglese di questi tempi. È tipo americanizzato ormai.”

Kennedy mandò uno sguardo spazientito a Willow. Poi iniziò a tamburellare con le dita sulle proprie gambe.

“Va bene, tesoro,” disse Willow, “Possiamo guardare i Monty Python se vuoi.”

Kennedy continuò ancora un po’ a tamburellare con le dita, poi si fermò: “Ho un’idea,” disse sorridendo di traverso a Willow: “Andiamo a letto, spogliamoci e mettiamo su Via col Vento. Quello, un secchiello di popcorn…oh, sì – e tu! L’idea di due Rossella mi va piuttosto a genio. Ci stai?”

Willow tacque per un istante e poi le rispose con un sorriso lascivo: “Corro,” disse, lanciandosi subito verso la stanza da letto con Kennedy alle calcagna.

Fine dell’Atto Primo

 

ATTO II

Int.

Cucina del Consiglio degli Osservatori - Mattina

Dawn entrò saltellando felice nelle cucine.

“Ciao!”

“Arghhh!” Andrew si voltò di scatto, e il grembiule gli svolazzò attorno ai fianchi come una gonna. Brandendo una lunga spatola di acciaio verso la ragazza che gli sorrideva disse: “Non farlo mai più!”

“Se no? Mi rigirerai come una frittella?”

“Quando sono andato via,” disse tenendo la spoatola dinanzi a sé come fosse una spada laser, “Ero solo uno studente. Adesso,” si voltò e infilò la spatola sotto un uovo fritto, “Sono un capo-cuoco.”

Un piccolo movimento al tavolo della cucina attrasse l’attenzione di Dawn, che si girò e vide un ragazzo che aveva più o meno la sua età, con occhi azzurri e capelli neri, che ritornava serio dopo aver alzato gli occhi al cielo alle parole di Andrew.

“Ciao,” disse Dawn mettendosi a sedere.

“Mm.”

“Io sono Dawn.”

“Lo so.”

“Ah sì?” chiese lei un po’ sorpresa.

“Doh! Dawn Summers. La Chiave in forma umana. La tediosa sorellina della Cacciatrice. La mammoletta degli Scoobies. Spike ti faceva da baby-sitter e una volta il fantasma di tua madre è tornato per perseguitarti. Quella che se n’è stata a girarsi i pollici mentre tutte le altre sono diventate Cacciatrici. Però sei carina. Almeno questo bisogna riconoscertelo.”

“E tu invece chi cavolo saresti?”

“Jeff. Jeff Lindquist.”

Dawn tacque per un istante: “Giuuusto. L’incendiario.” Notò un libro di magie aperto davanti al ragazzo: “Avevi in mente di dar fuoco a qualcos’altro?” lo canzonò.

Lui sollevò il libro in modo da mostrarle il titolo. Lei rimase a fissare gli strani caratteri per un momento.

“Lo stai leggendo in sumero?”

Lui alzò gli occhi un’altra volta: “Non ne capisci molto. È antico sumero.”

“Tutto il sumero è antico. È una lingua morta,” ribatté lei: “Ma ovviamente tu già lo sai…Allora, dove hai imparato a leggere il sumero antico?”

Jeff rimise giù il libro: “Me lo ha insegnato mia madre. Lei insegna qui. Viviamo nell’edificio degli Osservatori. E tu?”

“Io abito con mia sorella.”

“Di nuovo dico: ‘doh?’ – volevo dire: a te chi l’ha insegnato?”

“Oh! Beh, Giles mi ha insegnato le prime cose e poi sono andata un po’ avanti da sola…”

I due continuarono a parlare mentre Andrew bruciava altre uova.

Int.

Cucina del Consiglio degli Osservatori - Mattina

Willow era ferma allo sportello, intenta a completare gli incartamenti e i moduli che l’impiegato le aveva detto di compilare per poter rifare l’impianto antincendio del Consiglio.

Non fece caso alla giovane donna che uscì furtivamente dall’ufficio all’altro angolo della sala. Amy aveva appena finito di piazzare l’ultimo di una serie di talismani negli uffici del Municipio.

“Dunque, è sicura di voler compilare anche i moduli per i rilevatori di fumo?” chiese l’impiegato, “perché queste hanno a che fare solo con le tubazioni, non con la parte elettrica.”

“Oh, sì, voglio lo stato dell’arte dei rilevatori di tutto ciò che è fumante. In ogni angolino e pertugio.” Rispose Willow, sorridendo.

L’impiegato sorrise in risposta.

Ethan da dietro si avvicinò ad Amy, che adesso stava sbirciando da dietro l’angolo del corridoio.

“Se stai cercando di non dare nell’occhio, sbirciare da dietro agli angoli non credo che serva granché allo scopo. Posso suggerirti un incantesimo di invisibilità? Magari così a nessuno toccherebbe di vederti,” aggiunse sottovoce.

“Zitto,” bisbigliò lei.

“Oh cielo. Sembra proprio che abbiamo visto un fantasma. Non che ci sia spaventarsi. Sono certo che avrebbe molta più paura lui di te…se ha un po’ di buon senso.”

Amy ignorò completamente i commenti di Ethan. Lui le si fece accanto e guardò in fondo al corridoio. Più avanti ad uno sportello di servizio c’era una persona che parlava tranquillamente con l’impiegato. Lui si voltò verso Amy chiedendosi che cosa la interessasse di quella conversazione.

“La conosco,” bisbigliò: “Farebbe saltare la mia copertura.”

“Oh, beh, allora a maggior ragione, restiamo qui ad aspettare che ti veda.”

La voce della cliente raggiunse le orecchie di Ethan.

“E poi di nuovo, avevo appena finito di far lezione e lo spruzzatore è partito un’altra volta…”

Ethan voltò la testa lentamente, non sapendo come mai quella voce gli sembrasse tanto familiare. Tutto ciò che riusciva a vedere erano capelli rossi rossi. All’improvviso alla donna cadde la penna che teneva tra le dita. Si chinò per raccoglierla e nel rialzarsi, mentre rideva assieme all’impiegato, Ethan riuscì a vederla bene in viso.

“Bene-bene-bene. Che coincidenza. Ma cosa ci fa qui?”

“La conosci anche tu?” domandò Amy.

“È l’amica della Cacciatrice. Holly... Cherry... Wisteria... .”

“Willow,” gli venne in aiuto Amy. “Willow Rosenberg.”

“Sì. Alcune voci tra i demoni dicono che si è messa piuttosto nei guai qualche tempo fa praticando la magia nera. Ha spellato un tizio vivo solo guardandolo – è molto potente, dicono,” disse lui, con tono pieno di ammirazione.

“E a te chi te l’ha det--?

“E tu come fai a conoscerla?”ribatté Ethan.

“Io vivevo a Sunnydale. Andavamo a scuola lì assieme a Buffy e Willow e al resto degli -.”

“Ah, sì, la Cacciatrice e i suoi Droopies.”

“Scoobies,” lo corresse Amy.

“Quelli là. E allora dovresti conoscerli tutti piuttosto bene – compreso, magari, un certo Rupert Gi –”

“Shhh! Forza – da questa parte,” Amy tirò Ethan in un angolo vicino agli ascensori, quando Willow si voltò incamminandosi nella loro direzione.

Infilandosi nell’angolo, Amy tirò Ethan contro di sé, gli fece piegare il viso in basso e premette le labbra contro le sue. Tenne la sua testa stretta tra le proprie mani, afferrandola per i capelli.

Willow girò l’angolo verso gli ascensori e vide la coppia – la donna coperta quasi completamente dall’uomo, che dava la schiena a Willow – nell’angolo. Sorrise e distolse timidamente lo sguardo.

Ethan incominciò a contorcersi contro le sottili labbra di Amy. Lei gettò uno sguardo verso gli ascensori e vide che ancora dovevano arrivare. Amy sentì che Ethan incominciava ad ritrarsi e ficcò rabbiosamente le unghie nel suo scalpo. Lui ebbe uno spasmo – di dolore – ma non staccò le labbra.

Vicino all’ascensore, Willow si dondolava da un piede all’altro, cercando nervosamente di evitare di guardare la coppia di innamorati. Finalmente l’ascensore arrivò e dopo un’altra eternità le porte si aprirono.

“L’ascensore…uh…è qui…” propose lei timidamente. La coppia non fece alcuna mossa né diede alcun segno. Lei sorrise goffamente, abbassò lo sguardo, ed entrò nell’ascensore. “Di certo vi farebbe più comodo trovare una stanza,” mormorò Willow e premette il bottone.

Le porte si chiusero --

-- e nel corridoio volò uno schiaffo.


“Che c’è?” protestò Ethan, tenendosi il volto con una mano. “Hai incominciato tu…Scherzavo.”

“Andiamo,” disse Amy. “Voglio vedere dove sta andando.”

“O da chi sta andando,” soggiunse Ethan mentre i due si precipitavano verso le scale.

Willow uscì dall’ingresso principale del Municipio e si incamminò giù per una strada verso l’auto che la stava aspettando. Amy ed Ethan uscirono cautamente dall’edificio pochi secondi dopo.


“Eccola lì,” disse Amy

Lei ed Ethan mantennero una certa distanza mentre seguivano la rossa lungo la strada.

Willow si fermò accanto ad una Aston Martin grigio metallizzato, e Ethan alzò un braccio, trattenendo Amy mentre spingeva lo sguardo più in là.

“Squartatore... “ disse Ethan con un sussurro.

“Chi?” domandò Amy mentre guardavano Willow e Giles nell’auto che era qualche metro più avanti.

“Ti dai ancora da fare con le ragazzine, eh vecchio mio?”

“Vuoi dire Giles? Già,” sogghignò Amy, “Buffy era la sua piccola Cacciatrice e adesso Willow è la sua piccola Strega.”

“Ah, il dolce suono della gelosia e magari una spruzzatina di vediamo un po’ cosa – puro odio?”

AMY CLIP: “Non è una questione di odio; è questione di potere. Lei ce l’ha e io lo voglio.”

“Svelta,” disse Ethan, “se ne stanno andando. Taxi!”

Un taxi giallo si accostò e Ethan saltò dentro, tirando con sé Amy.

“Dove si va?” chiese il tassista.

“Che cosa goffa da dire,” rispose Ethan: “Segua quella macchina!”

Non ci volle molto prima che si trovassero fuori dal centro, diretti verso la costa del Lago Erie. Quando l’auto metallizzata svoltò su una strada diretta ad un grosso edificio ricoperto di mattoni, Ethan disse al tassista di fermarsi e di farli scendere.

“Ci aspetti qui,” disse all’autista: “Non ci vorrà molto.”

“Non mi pagano per aspettare.”

“Invece sì – e anche bene” Ethan gli mostrò un fascio di banconote.

“E allora costringetemi,” disse sorridendo il tassista, e spense la macchina.

Ethan ed Amy si incamminarono circospetti lungo la strada, cercando di non farsi vedere. Si fermarono un po’ distanti, presso un gruppetto di alberi, e stettero a guardare.

Tre giovani donne uscirono dall’edificio e Giles e Willow si misero a parlare con loro. Poi il gruppo si diresse verso l’ingresso.

“Allora Squartatore…hai messo su affari, qui. E sventoli la bandiera degli Osservatori. Ma dov’è la tua Cacciatrice?” rimuginò Ethan.

“Non è qui, non sta più con Giles,” gli disse Amy. “Ma quella ragazza – quella alla fine con i capelli lunghi – quella è la sorella di Buffy, Dawn.”

“Beh,” disse Ethan guardando Amy come per la prima volta, “pare che tu sappia un sacco di cose su Squartatore, la sua Piccola Streghetta Rossa e compagnia. A quanto pare si è stufato delle bionde e ha cominciato a dedicarsi alle rosse, piuttosto.”

“Credimi,” disse Amy, “non c’è nulla tra Giles e Willow. Almeno non in quel senso.”

“Oh, tu non conosci Squartatore come lo conosco io.”

Amy sbuffò: “E tu non conosci Willow.”

“Capisco. È una brava ragazza.”

“No. È gay.”

“Ah. E tu sei sicura di non essere gelosa??”

Int.

Stanza di Ethan – Hyatt Regency Hotel – Sera

Quella notte, solo nella sua stanza, Ethan sedeva a terra a torso nudo e a gambe incrociate. Dinanzi a lui vi era un cerchio di candele, ognuna collegata all’altra da corde ruvide, intrecciate a mano. All’interno del cerchio vi era un pezzo di carta con l’indirizzo del nuovo palazzo degli Osservatori. Sotto a quel foglio c’era un vecchia foto consumata di un giles molto giovane, con i capelli lunghi e intento a suonare una chitarra elettrica.

Ethan raccolse la vecchia foto spiegazzata e la guardò.

“Che spreco,” disse piano: “Avevi tanto talento e - ” poi si fermò, e sospirò pesantemente: “E l’hai – gettato – via,” finì di dire, disgustato. “Oh, bene,” mormorò con tono grave: “Vediamo ora se possiamo aggiustare le cose.”

Lasciò cadere alcune erbe sopra al foglio di carta con l’indirizzo e con perizia ne ripiegò le estremità. Poi poggiò il foglio con le erbe all’interno sopra alla fotografia e cosparse il tutto di alcune foglie di lino. Infine recitò:

“In nome di questa nera notte e

di questa fiamma rossa,

Fa che nulla, per te,

rimanga lo stesso.

E coloro che, con te,

resteranno,

Vengano colpiti;

e che il Caos regni.”

Batté le mani una volta, con un colpo netto. La fiamma bruciò da dentro il foglio riempito di erbe. Velocemente inghiottì il tutto e poi si spense senza lasciar traccia, lasciando la foto del giovane cocker Giles intonsa sul pavimento.

Int.

Stanza di Amy –Hyatt Regency Hotel – Sera

Nella camera accanto, Amy Madison stava lavorando ad un incantesimo più diretto. Non aveva un’immagine o una foto di Willow, così Ethan ne aveva abilmente disegnata una per lei. Non era male come ritratto – e di certo era sufficiente per l’incantesimo. La fiamma che lei fece avvampare bruciò ogni cosa, incluso il disegno di Willow sotto di essa, finché non restò nient’altro che cenere.

Int.

Stanza di Ethan – Hyatt Regency Hotel – Sera

Ethan raccolse la foto del giovane Giles e sorrise rivolto ad essa quasi cordialmente. “Sai vecchio mio,” disse all’immagine, “Cyril aveva ragione. Questo lavoro sta incominciando a piacermi molto più di qualsiasi altro, dopo tutto…”

Int.

Cucina del Consiglio degli Osservatori – Mattina

Fu Andrew a far caso al problema per primo. L’acqua dal rubinetto dell’acqua calda in cucina usciva bollente, e l’acqua calda invece usciva ghiacciata. Anche Giles ci fece caso, quando la sua doccia calda mattutina – così rilassante ed invitante – lo colpì con tutto il calore di un ghiacciaio islandese.

Ovunque nel resto della Scuola degli Osservatori gli interruttori della luce funzionavano come gli pareva, alcuni accendevano tutte le luci, altri nessuna. Due luci sul soffitto del dormitorio delle ragazze ronzarono e si accesero fortissime prima di scoppiare, gettando una pioggia di schegge di vetro dall’alto.

Dawn non si accorse di nulla, poiché dormiva pesantemente nella sua stanza.

Il suo allarme scattò con un suono fortissimo e lei si destò dal sonno quanto bastava per tastare la sveglia fino a trovare il pulsante di spegnimento. Poi si rigirò e si tirò le lenzuola fin sopra la testa, per coprirsi dal sole mattutino. La sveglia suonò di nuovo. Lei la spense di nuovo. Suonò un’altra volta. E un’altra volta lei la spense. E poi suonò ancora e ancora finché non tolse le batterie lanciandole via a terra, dove presero a rotolare finendo sotto il letto. Tutto tacque e rimase nel più totale silenzio, inclusa Dawn, per qualche minuto. Sorridendo, fece un respiro profondo e si rilassò, cercando di riprendere sonno.

Le serrande si alzarono di colpo, con tanta forza da staccarsi dai perni e cadere con uno schianto. La luce del sole investì Dawn, che rimase a fissare il soffitto, sospirando.

Int.

Municipio – Mattina

“A quest’ora dovrebbero già aver notato qualcosa, direi,” disse Ethan ad Amy mentre camminando verso il Municipio per completare il loro lavoro originario.

“Non capisco,” disse Amy mentre si dirigevano verso l’edificio: “Cosa c’è tra te e Giles?”

“Più di quanto lui ammetterà mai,” disse serio Ethan.

“Beh, se ti serve aiuto…”

“Cara ragazza mia, Squartatore è l’unica persona per la quale non mi serve alcun aiuto. Adesso finiamo di piazzare questi talismani. Ce ne restano solo pochi altri, e una volta finito, possiamo procedere con la magia.

“Penso che stiamo facendo un incantesimo troppo vasto. Non possiamo controllare così tante persone assieme – voglio dire, l’intero Consiglio Municipale e -.”

“Sì, ma vedi, mia cara – cara assistente…questi sono politici – facili da influenzare e controllare. Sarebbe stato molto diverso se avessero avuto opinioni proprie o volontà particolarmente forti. E anche se uno o due di loro potrebbero averne, non sarebbe alcun problema per me.”

“O per me.”

“Così dicono tutti...”

Amy si voltò bruscamente e lo fissò, ma Ethan continuò a camminare come se non ci avesse fatto caso. Lei rimase ferma in piedi sul marciapiede, persa nei propri pensieri.

Ethan si voltò quando raggiunse l’ingresso dell’edificio.

“Che c’è, adesso lavoro da solo?” le domandò, senza sorridere. Non attese una risposta. “Bene. È ciò che speravo fin dall’inizio.” Aprì la porta e entrò senza aggiungere altro.

Amy, con lo sguardo torvo, lo seguì.

Int.

Stanza della Congrega di Willow – Pomeriggio

Willow entrò in classe, sorridendo. Si guardò attorno e notò il loro ospite, Dawn, aveva deciso di mettersi vicino a Jeff. Come al solito, tutti gli studenti – e Dawn – rimasero in piedi dietro i banchi finché Willow non li guidò nella benedizione:

Sia benedetta la terra.

Siano benedette le acque.

Sia benedetto il cielo

E noi, figli e figlie loro.

Siano benedette le nostre mani

Siano benedette le nostre menti.

Benedette siano le nostre opere

Che possano aiutare tutti gli uomini.

Benedette siano, benedette siano, benedette siano.

Come al solito, Willow gli assegnò un piccolo incantesimo da fare per iniziare la lezione. Questa volta fu un compito un po’ più difficile – tirare indietro la propria sedia senza toccarla.

Willow fece prima una dimostrazione fissando la propria sedia. Quasi subito essa andò indietro, grattando lievemente sul pavimento. Si fermò proprio alla distanza giusta e Willow si mise a sedere.

Ci fu un breve momento di pausa prima che le giovani streghe provassero sulle proprie. Dawn alzò le spalle e decise che ci avrebbe provato anche lei.

All’inizio, una o due sedie grattarono sul pavimento aspramente, in modo intermittente, ma presto tutte le altre si unirono finché tutte le sedie – tranne due – erano uscite da sotto i banchi a intervalli maggiori o minori. Gli studenti uno per uno si misero a sedere.

La sedia di Dawn parve traballare, attirando l’attenzione di Willow. I suoi occhi si strinsero alla vista. Il parlottio delle ragazze si abbassò fino a cessare quando Willow incominciò ad alzarsi. La sedia di Dawn stava facendo rumore e muovendosi a scatti, rimanendo sul posto.

Fu a quel punto che Willow vide il sorriso furbo sul viso di Dawn. Guardando in basso, individuò l’origine della magia sulla punta del piede di Dawn. La ragazza stava dando dei colpetti alla sedia con il piede. “Dawnie!” scoppiò a ridere Willow.

“Ti ci ho fatto credere,” disse Dawn con un sorriso.

La sedia di Jeff – che non si era mossa di un centimetro – all’improvviso si spostò. Fece un salto rigirandosi in aria e finendo oltre il banco di dietro. Due studentesse dovettero buttarsi a terra per evitare di essere colpite quando finì addosso al muro. Si sentì un forte ‘crack’. La sedia si spezzò a metà e cadde a terra.

La stanza rimase in silenzio. Tutti guardarono prima la sedia e poi Jeff che in piedi con i pugni serrati ed un espressione arrabbiata.

Willow aggrottò la fronte: “Anche stavolta, un po’ troppa energia per -.”

“Wow!” disse Dawn. “È stato – wow. Neppure Will era così forte quando per la prima -.”

Dawn sentì le risatine di alcune ragazze.

Jeff distolse lo sguardo. Trascinò un’altra sedia vicino al banco e si sedette in modo indisponente.

Dawn in silenzio si mise a sedere.

Willow lanciò uno sguardo caustico alle ragazze che ridacchiavano ma disse con tono gentile: “È sempre una cosa buona avere il potere. A volte, però, può essere complicato tenerlo a bada. Ma questa è una cosa che viene con l’età, l’esercizio e la pazienza. E ti ricompensa. Credimi.”

Sorrise e fece per sedersi, ma non ci riuscì. All’improvviso, la sua sedia scattò all’indietro e colpì il muro, mentre Willow cadde indietro e scomparve. Gli studenti saltarono tutti su e andarono attorno alla cattedra, per poi trovare Willow seduta a terra, che faceva smorfie di dolore e si strofinava il fondoschiena.

Alzò lo sguardo: “Jeffrey – vorrei vederti dopo la lezione. Tutti quanti, andate a sedervi – e fate attenzione! E che nessuno faccia o dica niente. Adesso cerchiamo di metterci al lavoro.”

Dawn sussurrò a Jeff: “Consiglio da amica – non fare arrabbiare Willow.”

Jeff si voltò verso Dawn. “Non sono stato io,” disse, con tono irritato.

“Cosa hai detto?” chiese Willow.

Jeff alzò lo sguardo e trovò Willow che lo fissava, con aria di attesa: “Ho detto che non sono stato io,” disse a voce più alta.

Le studentesse fecero di nuovo altre risatine. Willow lo guardò e fece per parlare, ma qualcosa nell’espressione di Dawn la fermò. Willow sospirò e prese un libro per mettersi a leggere.

“Se non sei stato tu,” sussurrò Dawn, “Chi credi che sia stato allora?”

“Non lo so,” sussurrò Jeff in risposta: “Ma se lo scopro…”

“Shh,” disse Dawn, avvertendo lo sguardo di Willow su di loro. “Lo scopriremo più tardi – dopo la scuola.”

Jeff si voltò e la guardò sbattendo gli occhi un paio di volte – sorpreso. Dawn si limitò a sorridergli in risposta e lui si ritrovò inaspettatamente a sorriderle a sua volta.

Dissolvenza incrociata

Int.

Municipio – Tarda mattinata

Un’ora più tardi, Ethan ed Amy uscirono dal Municipio portandosi una lista.

“Faremo l’incantesimo sugli Assessori sulla lista domani,” le disse Ethan, “non appena avremo preparato tutto quello che ci serve.”

“Bene,” disse Amy, “Vorrei fare un po’ di shopping oggi.”

Ethan arrestò I suoi passi: “Shopping? Penavo che mi volessi accompagnare alla nuova dimora per Cacciatrici capricciose di Squartatore e che -.”

“Sì, sì, mi piacerebbe. Davvero. Ma – beh, una ragazza ha bisogno di qualcosina, sai? Ci sarà tempo per Squa – uh, Giles.” Con uno sguardo cupo aggiunse: “E per Willow.”

“Capisco…Bene allora – ci vedremo questa sera in albergo.”

D’accordo, Amy ed Ethan si divisero, prendendo taxi separati.

“Dove andiamo?” il tassista chiese ad Ethan.

“Vede quel taxi che è appena partito? Quello lì al semaforo?”

“Sì.”

“Lo segua.”

Corridoio sul retro, Scuola degli Osservatori

Pomeriggio

“Ti sbagli, Ken. Riguardo a Jeffrey che sa quello che fa.”

“Willow, ha fatto fare un volo alla tua sedia stile Crash Gordon!”


“Beh, forse sì. Okay, sì. Ma è solo un ragazzo e-e ha un sacco di – di autentico potenziale. Deve solo imparare un po’ a controllarsi tutto qui. E inoltre è un adolescente con un sacco di rabbia repressa – e io so bene che niente fa salire i livelli di energia di un mago come essere un po’ – beh, un po’ strano e con gli ormoni impazziti.”

Kennedy guardò Willow con sguardo impaziente: “No. Hai fatto un errrore a permettergli di unirsi alla classe di magia. Non può gestirla. E inoltre riesce a mettersi in un sacco di guai anche senza usare la magia. O ti sei scordata dell’incidente della lavanderia?”

“Beh…ogni cosa è tornata a posto. Anche la biancheria…”

“Ehilà? L’ha fatta fluttuare tutta a mezz’aria quando il Consiglio Municipale è venuto a dare a Giles l’approvazione definitiva per la Scuola…

“E comunque, nessuno capo di biancheria è rimasto ferito nell’incidente.”

Kennedy si voltò disgustata dall’altra parte.

“E poi c’era quella vista del lago così carina, fresca -.”

“Willow! Non è questo il punto,” disse Kennedy ostinatamente.

“Ascolta, Ken, ed essendo la tua ragazza lo dico con tanto amore – questo proprio non è la tua area di competenza, okay? Sì, il ragazzo ha qualche problema a gestire la rabbia e simili e questo provoca qualche danno, ma non è poi molto diverso da come ero io alla sua età e-e forse se io avessi avuto qualcuno a mostrarmi la differenza tra il bene e il male io avrei potuto…Diciamo solo che le cose per me sarebbero potute andare diversamente.”

Kennedy parve indifferente alla confessione: “Che farai se vorrà unirsi alla Congrega? Nessuno lo vuole.”

“Non può unirsi alla Congrega.”

“Bene. Huh? E perché? Sa fare magie – magie pessime – perché allora non potrebbe unirsi a voi? Non che io voglia sostenere il contrario.”

“A parte il fatto che tu e tutti gli altri pensate che sia un – una pecora nera? Perché non ha diciotto anni. Devi essere legalmente un adulto per poter divenire un membro della Congrega. Alcuni rituali e magie sono troppo da adulto per permettere che un-un ragazzino vi partecipi. E certi vanno fatti con ‘vesti di cielo’. Sai – nudi…cominciano con ruvide tuniche ma poi…”

“Vanno tolte?” Kennedy le sorrise in modo seducente e si voltò per guardare in viso Willow.

“Già. Bisogna...”

Kennedy premette le labbra contro quelle di Willow e le due si baciarono dolcemente.

“Magari mi piacerebbe entrare a far parte della tua Congrega,” disse Kennedy. “O forse potremmo fare un rituale in ‘gesti di cielo’ per conto nostro.”

“Vesti di cielo.”

“Come ti pare... “

“Mmmmm... Ken... mmmmmnnn... Ken, tesoro, devo correre di sotto a preparare le lezioni per la prossima settimana. Ci vediamo dopo cena e magari potremmo – cercare un paio di quelle cose ruvide.”

“Corde ruvide? Sembra interessante,” Kennedy le sorrise maliziosamente. Poi si voltò e si incamminò per il corridoio diretta alla sua lezione successiva.

“Ho detto cose!” le gridò dietro Willow, sorridendo. Willow si diresse verso la scala sul retro per evitare il trambusto degli studenti che erano di ritorno dal pranzo.

Aprì la grossa porta d’acciaio ignorando il cartello “Accesso vietato. Zona pericolosa”. La luce filtrava dalle finestre poste in alto, facendole strizzare gli occhi. Attese finché non si fu abituata alla forte luce. Poi incominciò a scendere cautamente le scale. Scese cinque o sei di quei gradini di cemento scheggiati e pieni di crepe.

E poi successe.

Le gambe iniziarono a cederle. Fu assalita da forti vertigini. Si aggrappò al corrimano e lo tenne stretto per non cadere. Ma il corrimano cedette verso di lei, come fosse fatto di gelatina.

“Oh!” gridò lei e cadde giù.

Cadde a faccia avanti atterrando sul pianerottolo di sotto e per alcuni secondi rimase immobile. Lo stomaco le si torse. Non riusciva a respirare. Tossì forte quando l’aria riuscì a raggiungerle i polmoni di nuovo.

Cercò di alzarsi, ma il ginocchio destro era come in fiamme e le faceva troppo male perché riuscisse a piegarlo. Qualcosa di bagnato le scivolò giù dalla fronte fino al labbro e Willow riconobbe il sapore metallico del sangue.

“Ken…” chiamò con voce tremante mentre si rialzava aiutandosi con le mani: “Gi -”

Le braccia cedettero e finì sbattendo con la guancia al suolo, con una sonora botta. Giacque priva di sensi nella luce filtrata dei raggi del sole, coperta di polvere e di frammenti di cemento.

Est.

Hyatt Regency Hotel – Pomeriggio

“Mi faccia scendere qui, autista,” disse Ethan quando il taxi di Amy accostò davanti allo Hyatt Regency, davanti a loro.

Gettò un po’ di banconote al tassista, senza far caso a quanto avesse pagato in più e uscì dal taxi.

“Ehi, signore, il suo resto…” la voce del tassista sfumò alle spalle di Ethan.

Ethan sospirò, rallentando il passo. “Beh, è stato un bello spreco di denaro per nulla,” disse a voce alta. “Ma anche questo lo è!” Una anziana donna ben vestita gli passò accanto lanciandogli uno sguardo diffidente.

Ethan entrò nel Regency dopo Amy e vide le porte dell’ascensore chiudersi. Prese alla svelta l’ascensore accanto, diretto al piano suo e di Amy. Arrivò giusto in tempo per vedere la porta di lei chiudersi.

Entrò silenziosamente nella propria stanza e si avvicinò senza far rumore alla porta comunicante. Premette l’orecchio su di essa.

“Benedetti gli dei oscuri, fonte del mio potere, guide della mia anima e mia forza…”

Ethan ascoltò attentamente Amy che recitava una formula magica invocando il potere degli dei oscuri. Aveva tirato fuori una delle sue sfere da invocazione battute a mano, riempita di ingredienti dall’odore eccessivamente dolce e nauseante. Continuò a pronunciare la formula mentre disegnava un pentagramma attorno a sé e alla sfera. Quando ebbe completato il pentagramma accese delle candele a ciascuno dei suoi angoli.

“…vi imploro di venire avanti e vi invoco affinché veniate a questo mondo.”

Ethan spalancò gli occhi quando riconobbe l’incantesimo.

“…svegliatevi e brillate, respirate questo mondo e infuriate contro la sua bellezza. Siate non più ombre e vivete di vento e acqua e terra, e debba anche il fuoco inchinarsi al vostro cospetto e faccia ardere nuovamente la fiamma della vostra vita.”

Amy incendiò gli ingredienti che erano nella sfera. Essi incominciarono a bruciare e a brillare. Una fiamma apparve – piccola all’inizio, ma subito avvampò arrivando a più di un metro d’altezza.

“Destatevi tutti! Destatevi e venite al mondo! Destatevi e siate benedetti!”

Amy cosparse gli ingredienti in fiamme di corteccia di tasso, artemisia, amaranto e ebano. La fiamma si abbassò e popi avvampò di nuovo.

Poi gettò del balsamo di Gilead nel miscuglio. La fiamma fu risucchiata all’istante; prese a tirare ossigeno come un aspirapolvere.

Amy guardò giù. Tutti gli ingredienti si erano completamente disintegrati. Non era rimasto nulla nella coppa. Era immacolata come quando aveva incominciato.

Sorrise.

“Per Giano e per tutti gli dei,” sibilò Ethan dall’altra parte della porta, “che cosa hai fatto?”

Ethan attese a lungo accanto alla porta comunicante finché non sentì Amy uscire. Poi la seguì fuori dall’albergo fino al centro commerciale Arcade, e ad un telefono pubblico al suo interno. Rimase nascosto e la osservò comporre un numero e poi chiedere di Cyril Rodham e dire qualcosa riguardo ad un compito portato a termine. Riagganciò e proseguì per fare shopping.

Ethan attese finché non fu lontana. Poi andò al telefono e compose un numero. “Sono Rayne. Ho bisogno di informazioni. Devo sapere se c’è una Bocca dell’Inferno latente sotto Cleveland o dalle queste parti. No, Cleveland, New Jersey – ma certo, Ohio! Sì, attendo…come se potessi fare altro!”

Int.

Scuola degli Osservatori – Corridoio sul retro

“Dove stiamo andando?” Dawn chiese a Jeff.

“Al luogo del raduno segreto.”

“Luogo del digiuno segreto?”

“Raduno! Il luogo di raduno segreto. Quando il gruppo vuole fare magie senza che Willow lo sappia, vanno al luogo di raduno segreto.”

 

“Praticano la magia per conto proprio?”

“Già. Quello, e fumano sigarette e bevono birra di nascosto.”

“Beh, ma se è un segreto tu come fai a saperlo?”

“Perché le seguo. E li guardo e li ascolto fare incantesimi e parlare. A volte è noioso. Parlano sempre e solo delle stesse cose, in genere vestiti e ragazzi – e di me.”

“E cosa dicono di te?”

“Il solito,” grugnì lui e poi tacque.

Dallo sguardo sul suo volto Dawn poté capire di non dovere insistere oltre.

“E allora perché stiamo andando al luogo di raduno segreto?” domandò lei.

Jeff alzò gli occhi al cielo: “Se dobbiamo capire chi ha fatto la magia alla sedia di Willow, dobbiamo cercare degli indizi.”

“Dove vengono fatti gli incantesimi…in segreto…nel luogo del raduno segreto.” Finì di dire Dawn.

“Ma gli Scoobies erano tutti scaltri come te?”

Dawn trattenne una risposta pungente.

“Di qua,” le disse lui. Si incamminarono per un lungo corridoio scuro nel retro del palazzo.

Dawn si accorse dell’illusione ottica: il corridoio aggiuntivo non si vedeva finché non ci si avvicinava parecchio, a causa dell’angolo molto acuto che faceva con l’altro corridoio da cui partiva. Sembrava di andare verso un vicolo cieco. “Che parte dell’edificio è, questa qui?” chiese lei un po’ preoccupata.

“Hai paura?”

“No. Solo che – non avevo mai visto questo posto, tutto qua.”

“Hai paura,” concluse Jeff.

“Ehi!” disse Dawn alzando la voce: “Ho affrontato un sacco di cose spaventose nella vita – un corridoio non è nulla in confronto ai supervampiri.”

Jeff ignorò la sua risposta e indicò: “Là, da questa parte.”

La condusse ad una porta che immetteva sul luogo di raduno segreto. Sulla porta c’era un cartello che si riusciva a leggere solo in parte. Le parole ‘Vietato’ e ‘Pericolosa’ saltarono agli occhi di Dawn. Jeff aprì la porta.

“Non ci sono stasera,” spiegò lui: “o avremmo visto la luce delle sigarette e delle candele da sotto la porta.” Tirò fuori qualcosa dalla tasca e – click! – una luce si proiettò sulla scalinata.

“Avevi una torcia per tutto il tempo – ehi! E quello cos’è? Laggiù!”

Jeff puntò la luce in basso verso il punto indicato da Dawn. Lì, in fondo, sul pianerottolo, giaceva immobile una forma familiare.

“Ohmiodio, ohmiodio,” Dawn si precipitò giù per le scale.

“Ehi, attenta!” la ammonì Jeff.

“Willow!” gridò Dawn. Uno dei piedi le scivolò sui gradini scalcinati e quasi cadde anche lei. Si aggrappò al corrimano, si rimise dritta e continuò fino a raggiungere Willow.


“Willow? Willow!” Toccò piano le spalle della strega per svegliarla.

Jeff le raggiunse e si inginocchiò accanto a Dawn.

“È – non è – è ancora, viva…vero?

Dawn guardò Jeff. La rabbia e l’arroganza erano sparite e si poteva percepire chiaramente la preoccupazione nella sua voce.

“È viva,” disse Dawn, calma, togliendo le dita dal collo di Willow: “È svenuta.”

Jeff si allungò e provò a sollevare Willow per le spalle.

“No! Non sappiamo quanto si è fatta male,” disse Dawn togliendogli le mani. Il ragazzo alzò lo sguardo, spalancando gli occhi davanti alla sicurezza e alla decisione ostentate da Dawn.

“Chiama Giles,” gli ordinò Dawn: “Digli che Willow è caduta giù per le scale e che è priva di sensi. Lascia qui la torcia.”

Dawn iniziò a controllare le pulsazioni di Willow sul collo un’altra volta e Jeff salì per le scale facendo due gradini alla volta.

Dawn sentì i suoi passi scomparire. Abbassò lo sguardo sul rosso sopra al rosso del sangue secco sui capelli di Willow. Cercò di toglierne un po’.

“Ti prego fa che stia bene...”

Fine dell’Atto Secondo

 

Continued